"Io sono l'Immacolata Concezione" - Tema Pastorale dell'anno 2020

Copertina del libretto di approfondimento del tema pastorale dell'anno 2020 del Santuario di LourdesQuesto è il tema che il Santuario di Lourdes ha scelto per l’anno pastorale 2019-2020.

Quante volte, noi Unitalsiani di lungo corso, abbiamo letto o ascoltato questa espressione dolce e musicale... "Que soy era Immaculada Councepciou".

Della storia di Lourdes, centrata sulla breve ma intensa vita terrena di Santa Bernardette, questa frase è la chiave di volta che viene in soccorso alla fragile comprensione umana, almeno per me, che sono portato al razionalismo. Questa frase, ripetuta più volte da santa Bernardette, senza averne compreso il significato, al parroco di Lourdes, padre Dominique Peyramale, mi è stata decisiva nel credere che S. Bernardette ha veramente incontrato la Madre Celeste. (leggete: "Bernardette non ci ha ingannati" V. Messori).

Solo quattro anni prima di questo episodio, il Papa Pio IX aveva stabilito il dogma dell’Immacolata Concezione. "Se la Santa Vergine mi ha scelto è perché sono la più ignorante". E come fa una ragazza con disturbi dell’apprendimento (come si direbbe oggi) in uno sperduto paese dei Pirenei ad aver ascoltato o letto, e compreso il significato di questa frase? Questo episodio è impresso nella mia mente e viene in aiuto quando il dubbio mi assale. Ed il dubbio accompagna la mia fede quotidiana. Perdonatemi questa digressione personale. Di solito il presidente deve parlare di problemi tecnici-organizzativi, ma nell’ultima riunione dei presidenti di sottosezione, la nostra cara presidente Renata ci chiedeva quali temi approfondire negli incontri.

 

Tutti all’unisono hanno espresso la volontà di discutere sia di temi tecnici che di temi spirituali; senza quest’ultimo punto saremmo degli perfetti tecnici di una agenzia turistica. Noi invece dobbiamo alimentare di continuo il nostro cuore all’impegno di essere soldati della carità.

Non possiamo dimenticare che il volontario Unitalsiano è in un cammino formativo perenne; non deve dare mai nulla di scontato.

Abbiamo ricevuto il dono di appartenere a questa associazione, e se non assolviamo al nostro compito, verrà il momento in cui dobbiamo renderne conto.

Le regole che accompagnano il nostro carisma sono poche e chiare: siamo chiamati ad affiancare chi da solo non può camminare, mangiare, parlare; il tutto in silenzio ed umiltà, sempre.

La normalità come volontari è condividere il tempo che ci è possibile con questi fratelli: è tempo di gioia e serenità, un premio smisurato. La nostalgia dell’attesa è sempre forte.

Viviamo anni nei quali aleggia un diffuso disorientamento; aneliamo ad un spirito nuovo, ma aspettiamo che altri facciano per noi.

Noi, volontari Unitalsiani, avvertiamo questa inerzia. È un motivo in più per riarmarci di energie e parlare ai nostri vicini, per far capire loro che l’Unitalsi è una grande opportunità per svegliare la loro fede sopita, solo sopita, ma non spenta. E sottotraccia si avverte un bisogno, non di religione "di tradizione" fatta di riti stancamente ripetuti, ma di fede vissuta attraverso l’empatia con i nostri fratelli nel bisogno. L’empatia di un volontario si esprime con lo sguardo, con l’abbraccio caldo e sincero, con l’ascolto interessato e silenzioso.

E, nonostante la crisi, la nostra associazione vive, vive grazie a voi, che con costanza, continuate a non distogliere lo sguardo da chi ci chiede un po’ di attenzione.
Il prossimo anno ci saranno le elezioni, sia a livello di sottosezione, che di sezione.

Io ritornerò ad essere il fiume carsico, come mi definisce Il nostro caro Assistente Don Antonio, ritorno a fare il medico, semplicemente, finché avrò testa e gambe; si è Unitalsiani a vita.

Come ho fatto io in allora, spero che chi venga chiamato a compiti di presidente o di consigliere, o semplicemente di incaricato di un servizio non trovi scuse, ma rispetti e risponda alla chiamata.

Ognuno di noi da quello che può, in fede ed onestà. E siamo tutti utili ed indispensabili, dal primo all’ultimo: questa è la bellezza della nostra associazione. Lo ripeto all’infinito: nessuno si senta escluso.

I candidati siamo tutti noi, non tantissimi, motivo in più per responsabilizzarci a continuare con costanza nel nostro impegno. Non permettiamo che la nostra associazione perda lo spessore che ha avuto finora.

E la storia e le persone, che hanno vestito le nostre divise per tanti anni, che ce lo chiedono.
Abbiamo stilato con il consiglio e Don Antonio tutto il programma del prossimo anno: gli appuntamenti sono un’occasione per alimentare l’amore e la fratellanza che vibrano fra di noi (siamo la grande famiglia, come ama ripetere il caro vicepresidente Marco).
E finché anche un solo malato o un anziano ci chiederà di accompagnarlo a Lourdes o ad un altro santuario mariano noi ci saremo, sempre.

Buon Natale e sereno 2020 a voi ed ai vostri cari.

Antonio Montemitro

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